“Ho soltanto aspirato sin dalla gioventù di essere un cantante di ballad. E mi bastava che fosse sufficiente un piano e un soffitto, ma non essendoci il soffitto, la ballad ha preso la forma di una serenata…  e a volte è molto bello non avere nessun soffitto.”

V.C.

 

 

Davide Berardi è un romantico logorroico, non sa mai come cominciare le presentazioni, ma quando inizia, poi, non lo fermi più!

Sono nato nel 1985, da genitori bitontini che a fine anni ’70 si erano trasferiti, con appresso i miei due fratelli più grandi, nati a distanza di appena quattordici mesi. Il polo siderurgico allora sfamava quasi quarantamila famiglie come la mia.

A un certo punto dell’adolescenza, in seno ad una logorrea devastante, grazie ad un senso di colpa umanitario, ho cominciato ad accompagnarmi con una una chitarra più o meno accordata, per musicare i miei discorsi in esubero.

Con la scusa di aver imparato a cantare, mi divertivo ad intrattenere amici, parenti, conoscenti e sconosciuti, nelle goliardiche serate tra le estati e gli inverni di Crispiano, ridente (ma non troppo) paesello di collina a metà strada fra il Golfo di Taranto e la Valle d’Itria di Martina Franca.

Tra una canzone e l’altra infilavo una barzelletta, un’imitazione, qualche racconto, tante bugie. Fra un “nascondino” e una “tedesca” in strada, nascevano i primi spettacoli.